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XVII EDIZIONE DEL PREMIO PRISCO
XVII EDIZIONE DEL PREMIO PRISCO

Chieti, 15 maggio 2019 - A Chieti Teatro Marrucino gremito questa mattina per la cerimonia di premiazione della XVII edizione del Premio Nazionale “Giuseppe Prisco” alla lealtà, alla correttezza e alla simpatia sportiva, evento condotto da Stanislao Liberatore. I vincitori rispettive categorie (dirigenti di società, allenatori e calciatori), di questa edizione sono Beppe Marotta (Internazionale), Roberto De Zerbi (Sassuolo) e Federico Chiesa (Fiorentina), unico assente, a causa di sopraggiunti impegi sportivi con il club viola.

Il Premio Speciale di Giornalismo “Nando Martellini”, quest’anno alla sua XV edizione, è stato invece attribuito al giornalista di Sky Sport Maurizio Compagnoni. I vincitori sono stati stabiliti dall’apposita giuria, unica per entrambi i premi, presieduta da Sergio Zavoli e composta da Italo Cucci, Gianni Mura, Gian Paolo Ormezzano, Marco Civoli, Franco Zappacosta, Ilaria D’Amico e coordinata dall’imprenditore Marcello Zaccagnini, presidente del Comitato organizzatore.

La stessa commissione, sempre d’intesa con il presidente del Comitato organizzatore Marcello Zaccagnini, ha deciso di attribuire il “Premio Speciale della Giuria” all’ex presidente dell’Inter Cav. Lav. Ernesto Pellegrini.

La giuria, infine, accogliendo la proposta dell’USSI – Gruppo Abruzzese Giornalisti Sportivi, ha conferito uno specifico e altrettanto importante riconoscimento al giornalista Rocco Coletti, caposervizio del quotidiano Il Centro che è stato premiato, per la circostanza, con l’opera Games 13 ideata e realizzata dall’artista Ester Crocetta.

«Innanzitutto ringrazio la città di Chieti e gli organizzatori di questo importantissimo Premio – ha esordito l’amministratore delegato dell’Inter, Beppe Marotta – anche perché ricorda un personaggio unico nel mondo dello sport, del calcio, vicepresidente per tantissimi anni della società per cui lavoro. Il mio nominativo è indicato da una giuria assolutamente autorevole, formata da gente, non lo dico per retorica, che mi ha aiutato a migliorare la mia competenza, attraverso la lettura dei loro giornali ed i loro servizi giornalistici. Per cui ho cercato sempre di rubare, di apprendere da quelli che sono i migliori e loro rappresentano sicuramente il meglio del giornalismo italiano. Oggi veleggia il valore della memoria, di un personaggio come Peppino Prisco che attraverso l’ironia e l’autoironia è riuscito a dare uno spaccato di questo mondo che oggi ha perso secondo me l’essenza che è quella veramente del gioco ed è diventato solo quasi esclusivamente fenomeno di business, lasciando da parte quelli che sono i valori più autentici. Da dirigente mi sento in dovere, essendo 42 anni che faccio questo lavoro, di continuare in quella che è la mia visione che i vari presidenti che ho avuto mi hanno cercato di trasmettere: di aiutare soprattutto il mondo giovanile, il mondo degli uomini del domani a capire che questo è un divertimento, è uno sport nel quale si vince e si perde e la sconfitta serve anche per affrontare meglio l’avversario. Sono contentissimo di essere nell’Inter, c’è sicuramente qualcosa da colmare, ma siamo assolutamente convinti che in un futuro immediato possiamo riportare l’Inter laddove personaggi come Peppino Prisco ed Ernesto Pellegrini sono riusciti a portarla. Quindi da parte mia c’è questo impegno ed anche un dovere nei confronti del presidente e della figura di Corso che ha trasmesso tante emozioni mentre giocava, insieme a Peppino Prisco hanno dato un esempio, quello di dare il massimo, questo è un impegno che mi sono sentito di dare da quando sono entrato in questa squadra. Icardi e Spalletti? È ancora presto, non è ancora arrivata l’ultima puntata, quando arriverà vedremo».

«Ringrazio tutti perché, a differenza del direttore Marotta, non sono abituato a ricevere questi prestigiosi Premi – ha affermato il tecnico del Sassuolo, Roberto De Zerbi – sono molto emozionato perché tre anni fa allenavo in C e oggi vengo a ricevere un Premio datomi da una giuria così importante. Devo ringraziare le società dove sono stato come il Benevento e il Sassuolo, devo ringraziare i collaboratori che mi aiutano perché l’allenatore è quello che si vede, però dietro c’è un’equipe di lavoro e i giocatori perché sono quelli che trasformano le idee n realtà. il campionato di serie A è sempre più competitivo, quest’anno ci siamo salvati secondo me facendo a quattro giornate dalla fine un risultato molto importante, siamo decimi in classifica e faccio parte di una società seria perché lavora con professionalità, con programmazione e questo facilita il lavoro mio e anche il lavoro dei calciatori. Il calciatore che ha spostato più di tutti forse è Cristiano Ronaldo, noi abbiamo avuto il privilegio di farlo sbloccare, forse per questo siamo simpatici, perché i valori di lealtà e di correttezza sono valori molto importanti, sulla simpatia a volte si è simpatici meno quando si vince. Noi ci siamo presentati a Torino con Ronaldo che non aveva ancra sbloccato il suo score e siamo stati protagonisti di questo, lui è un giocatore che forse ha di più spostato gli equilibri del campionato. Con il Sassuolo ho un contratto, non ho intenzione di andar via perché è partito da dieci mesi un progetto nuovo e a Sassuolo ogni progetto è reale, concreto, non dura due o tre partite come in altre società, è chiaro che dovremo vederci per programmare la stagione nuova che verrà perché non tutti i giocatori rimarranno perché hanno fatto un campionato importante e penso che siano anche appetibili da squadre più importanti».

«Quando Stanislao mi ha comunicato che avevo vinto il Premio è stata una soddisfazione enorme – ha ricordato il giornalista di Sky Sport Maurizio Compagnoni – perché conoscevo il prestigio del Premio Prisco, poi quando ho letto i nomi dei componenti della giuria chiaramente la soddisfazione è aumentata ulteriormente. Mi ha fatto molto piacere ascoltare le motivazioni di questo Premio, il mio obiettivo è proprio quello di una telecronaca a tratti sobria e a tratti coinvolgente. Qualche anno fa un mostro sacro della televisione che io non conoscevo personalmente e che tuttora non conosco personalmente mi ha scritto una bellissima mail dicendomi che mi apprezzava moltissimo, però l’unica cosa che non lo entusiasmava è l’enfasi eccessiva per i gol. Io ne ho fatto tesoro, ho un pochino ridotto, è chiaro che in una partita come quella di mercoledì vale tutto, però quell’enfasi andava un po’ ridimensionata, compensando con la crescita del ritmo. L’obiettivo è quello di portare il telespettatore dentro la partita, quando ci riesco sono molto contento cercando di evitare eccesso di protagonismo e magari quella sensazione censurabile che talvolta capita nel nostro mestiere che è sentirsi più importante dell’evento, quello è un errore colossale che io credo di non commettere».

«Sono nato con lo sport – ha raccontato il giornalista Rocco Coletti – ho fatto la gavetta con gli sport minori con realtà sportive abruzzesi e anche di fuori regione. la mia passione è proprio lo sport, il calcio, ho avuto la fortuna di unire passione e lavoro e questo mi aiuta quotidianamente. Ci tengo a dire che questo Premio lo ritiro io, ma è di tutti i colleghi che lavorano con me e tutti insieme cerchiamo di realizzare un buon servizio per i lettori, quindi io ritiro questo Premio in rappresentanza loro. Ultimo pensiero per mia moglie e per i miei bambini che mi supportano e mi sopportano».

«Sono onorato e orgoglioso di ricevere questo ambito riconoscimento – ha detto l’ex presidente dell’Inter, Ernesto Pellegrini – alla presenza di autorità, di persone di prestigio e nella città in cui si è fermato il mio amico d’infanzia Ezio Volpi definito ‘il mago della serie C’. C’è stato l’episodio dello sberlone, ma eravamo amici e mi viene un pizzico di emozione ricordandolo, erano i tempi dell’oratorio, eravamo ragazzi, succede. Peppino Prisco era un mio carissimo amico, ci sentivamo quasi ogni giorno, l’Inter era la sua seconda moglie, una fede assolutamente genuina e risultava simpatico nonostante la sua verve di affettuoso ‘bauscia’, come si dice a Milano, aveva delle battute molto argute».

Francesco Rapino