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PAZIENZA

PAZIENZA

Si riconosce benissimo da come emerge e vomita dalle bocche disagiate e malate ... partendo da quella dei più bravi sui palchi più importanti, fino a quelle dei candidi e del sublime sul perfido mondo web, attraverso le miserabili esplosioni d’odio sui pubblici manifesti: è ormai chiaro a tutti l’assedio a cui la comunità è sottoposta da qualche tempo a questa parte. Adesso, però, basta davvero ...!

Bisogna organizzarsi bene. Per poter sopravvivere, per poi cercare di curare ed infine poter debellare questo terribile male chiamato odio si rendono necessarie forze supplementari ed indirizzi chiari che al momento sembrerebbero mancare (?). Resistere dunque è la priorità assoluta dell’organismo che non vuole morire, puntare tutto sui processi decisivi e vincenti è però l’auspicio straordinario e migliore che si chiede.

Prima d’ogni impegno dunque è necessario renderlo chiaro questo particolare male che circola e capirlo fino in fondo; capirne il perché, come si trasmette e quali soggetti sceglie. Non bisogna tralasciare nulla nel cercare armi di difesa e strumenti giusti di combattimento; per sconfiggerlo e distruggerlo definitivamente bisogna oltremodo saperli usare bene. Questo nemico è della peggiore specie. Senza la calma, l’attenzione ma soprattutto la pazienza si rende comunque inutile predisporre anche le più minime difese.

Bisogna adottare l’atteggiamento giusto dunque; questo è fondamentale in questo delicato momento di malevolenza universale; non v’è luogo, momento o bocca franca al suo dilagare, tutto progettato e disposto purtroppo. Il mondo, la società che appare oggi riesce a celare molto bene questa progettualità cinica e viziosa. Facile intuire, per i più sensibili, questa sorta di disordine inquietante che invece si va realizzando e si rende visibile solo nei fenomeni che si verificano puntuali ed i più classici dei clamori e delle bocche aperte.

Cosa fare allora. Procedere con molta attenzione; con bisturi alla mano tagliare il marcio, eliminare il fetido, evitando di compromettere ogni parte buona e vitale dell’organismo; si rende dunque necessaria tanta, ma tanta pazienza. Parola d’ordine dunque: PAZIENZANM

 

VALORI DA RISCOPRIRE

VALORI DA RISCOPRIRE

Non ci vuole poi tanto a capirlo, oramai la deriva dei partiti sembra sia chiara un po’ a tutti, meno che ai cosiddetti “romantici”. Sicuramente c’è chi crede di vivere ancora immersi nell’affascinante mondo dei dibattiti, del dialogo, delle promesse, delle linee guida, delle decisioni condivise, delle polemiche, del rispetto, dei discorsi e linguaggi eruditi, dei provvedimenti e dei ruoli importanti ed impegnati. Un bel mondo davvero, ma si tratta solo di un lontano ricordo. Inutile ripercorrere la storia squallida degli ultimi due decenni, utile invece mettere a fuoco le colpevoli distorsioni di questa deriva partitica, di questa lenta ed inarrestabile agonia che disegna oggi questo triste e desolante quadro politico, economico e sociale.   

Rendersi disponibile al servizio della cosa pubblica è un dovere universale, rendersi operativo per tale servizio dovrebbe gratificare e nobilitare. Tutta questa teoria avrebbe dovuto illuminare ogni agire umano per poter migliorare ogni sorta d’azione politica per il bene comune. Dalla stratificazione di tutto questo fare politica degli ultimi tempi null’altro che sconfitte e fallimenti, prepotenze ed ossessioni.

I partiti a servizio delle libertà e della democrazia per tanto tempo, adesso inutili e irritante anche a parlarne; utile e necessario invece cercare di “riscoprire” quei veri e sani valori ai quali avevano obbligo d’ispirarsi. I valori dell’onestà intellettuale, dei veri rapporti umani, delle relazioni concrete e leali ma soprattutto i valori del denaro e del suo seduttivo mondo.

Tralasciando l’ovvietà dei valori fondanti delle libertà, giusto soffermarsi sui limiti espressi dalle ultime generazioni di politici nel dare il giusto peso e vero valore al denaro.

Generazioni malate e adesso contrapposte nella gestione del denaro per un’ossessione patologica sia in un verso che nell’altro; un problema di fibrillazione che non rende giustizia alla funzione di uno strumento che dovrebbe essere a totale servizio del bene comune. Un vero problema, un vero incubo che in questi ultimi tempi si conferma con tutte le sue desolanti tipicità dei clamorosi scandali e delle sfoggiate moralità.  

Riguadagnare il giusto equilibrio, quello del buon senso e delle cose fatte per bene e con giudizio, non rimane che l’unico impegno per una classe politica giusta, buona e pronta per il futuro. Un auspicio, un sogno, comunque una possibilità per il paese; vedere all’opera adesso una rinnovata classe di decisori pubblici intenta a rivalutare l’uso giusto ed equilibrato del denaro quale potente strumento per la gratificazione di una esistenza e non il suo obiettivo. 

NM

 

 

I SEGRETI DI UN SUCCESSO

I SEGRETI DI UN SUCCESSO

I dati sulle statistiche web oggi rivelano che dall’aprile 2011 oltre dieci milioni d’internauti hanno visitato il nostro sito e dunque fatto uso del nostro giornale on line.  Un traguardo che ci gratifica sicuramente ma che allo stesso tempo ci invita a riflessioni necessarie per miglioramenti del nostro prodotto editoriale e a cercare di allargare l’orizzonte dei nostri servizi dunque indirizzi utili ed innovativi per il nostro futuro.

Certamente ci confortano i dati statistici web che emergono dopo appena sette anni di attività; godiamo del successo che l’utenza ci rappresenta ma allo stesso tempo crediamo sia necessaria una qualche riflessione, e l’indirizzo editoriale individuato sin dagli inizi può davvero offrire qualche spunto per giustificare questo successo ed interesse per la nostra attività informativa e comunicativa.

Informazione e comunicazione semplice, pulita e diretta senza ricerca ossessiva di considerazioni o attenzioni di sorta. La comunità parla e scrive del proprio agire, a noi il compito piacere di rivelare questo agire senza entrare in giudizi, polemiche o interpretazioni di sorta che possono sicuramente rivelarsi approssimativi, a volte grotteschi, spesso di cattivo gusto e soprattutto distruttivi.

Fugare ogni giudizio inutile, sciocco o cattivo, cercando invece di essere sempre costruttivi per rivelare la bellezza e la bontà delle attività umane. Cercando di far emergere le verità e le capacità della società, di quel mondo popolare tanto nascosto quanto concreto e vivo da cui dipendono le vere sorti dell’umanità. Indirizzi nel segno della continuità; indirizzi innovativi per Abruzzo Popolare alla continua ricerca del buon senso contro ogni diffusione informativa distorta, cattiva o perfida per offrire invece bellezza, bontà e verità.  

 

Abruzzo Popolare

 

BUONE VACANZE

BUONE VACANZE

Abruzzo, 1 agosto 2018 -

Fragilità, insicurezze, labilità, tutte le debolezze che si vogliono, questo mondo però sta attraversano un momento davvero delicato se adesso non si riesce nemmeno ad individuarlo anzi a celarlo così bene questo maledetto odio che dilaga oramai in ogni mente, in ogni luogo, in ogni evento o circostanza utile. Sistemi d'ogni genere per nasconderlo e renderlo poi operativo all'obiettivo prefissato. Senza scrupolo ed in ogni salsa, candidamente emerge sua maestà l’Odio.

 

LA NOSTRA ITALIA

LA NOSTRA ITALIA

Abruzzo, 2 giugno 2018 -

Indiscutibile fiducia, speranza ed attaccamento alla Repubblica Italiana ed alle sue istituzioni di garanzia amministrativa, esecutiva e giudiziaria. Un grande popolo quello italiano, malgrado vittimismi ed autolesionismi vari, che resiste e rilancia senza soluzioni di continuità.

 

AUSPICI PER L’ITALIA

AUSPICI PER L’ITALIA

Chieti, 27 maggio 2018 -

Crisi interminabile, ma crisi vera. Le responsabilità, in rapporto al grado d'importanza delle figure istituzionali in gioco, devono venire fuori ed incredibilmente vengono fuori puntuali. Aldilà d'ogni logica di parte, era priorità assoluta conoscere le giustificazioni e le vere motivazioni dei veti espressi al governo Lega/M5S dal Presidente della Repubblica Mattarella. Non assecondare esaustivamente quei diritti d’informazione riservati ai cittadini poteva aprire a scenari inquietanti; scenari non ancora scongiurati fin tanto la condivisione non perverrà ad un punto d’equilibrio.

 

L'ITALIA DEL DIALOGO

L'ITALIA DEL DIALOGO

Abruzzo, 7 maggio 2018 -

Cultura di tradizione e di grande riferimento nel mondo per indiscusse capacità di dialogo e diplomazia, l'Italia si trova adesso incredibilmente a fare i conti con le più elementari regole di relazione nei rapporti umani. Un popolo che ha saputo sempre trovare soluzioni a qualsiasi ordine di problemi nella storia adesso si sta arenando di fronte al momento più decisivo per il suo futuro.

 

BASTA CON L’ODIO

BASTA CON L’ODIO

Abruzzo, 6 maggio 2018 -

In questo marasma di sentimenti e passioni che ci circondano in questi ultimi tempi, l’odio rappresenta di gran lunga il pericolo maggiore. Anche nei luoghi a noi più vicini, l’odio emerge sempre più forte e prepotente; ed emerge in tutte le sue forme più deleterie, per confermare una deriva davvero preoccupante. L’ultimo in termini temporali riguarda sicuramente la minaccia di morte a Silvio Paolucci, ma in qualsiasi orizzonte si fissa lo sguardo, difficile trovare serenità: l’odio oramai occupa lo spazio preponderante.

 

C'ERA UNA VOLTA …

C'ERA UNA VOLTA …

Chieti, 30 aprile 2018 - Martedì 1° maggio, in tutto il mondo libero, democratico e civile, si festeggia il lavoro. La ricorrenza si deve al fatto che nell'ormai lontano 1886, nello stesso giorno, a Chicago, i lavoratori di una fabbrica tessile scioperavano per portare la giornata lavorativa ad otto ore e il loro slogan era:”otto ore di lavoro, otto di riposo, otto di svago”. La nascente classe operaia si trovò di fronte al muro elevato dai padroni dell'epoca che reprimevano, con l'aiuto della polizia, le sue legittime aspirazioni. Quel giorno la polizia sparò sui manifestanti inermi e ci furono diversi morti. Il 20 luglio 1889, nel corso del Congresso costitutivo della 2° Internazionale socialista, fu decisa la proclamazione, ogni anno, di una giornata mondiale di lotta per la riduzione dell'orario di lavoro e, anche in ricordo di quanto avvenne a Chicago, fu scelta la data del 1° maggio.

In Italia, durante il regime fascista, la festa fu abolita e al suo posto fu istituita quella della nascita di Roma (21 aprile). Alla caduta del fascismo la festa fu ripristinata e il 1° maggio 1947, a Portella della Ginestra, ci fu la prima strage operaia e contadina voluta dagli agrari siciliani che ordinarono al bandito Salvatore Giuliano di fare fuoco contro pacifici manifestanti che chiedevano, semplicemente, pane e lavoro. I morti furono 11. Altri poveri contadini morirono successivamente, per i colpi di mitra ricevuti. I feriti, 60. Fu la prima strage contro i lavoratori voluta dalla mafia siciliana. Da allora, nonostante le tante difficoltà e le divisioni sindacali, il 1° maggio ha sempre rappresentato un momento di riflessione, oltre che di lotta, sui temi del lavoro e della democrazia sui posti di lavoro.

Quest'anno, Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di celebrare a Prato, importante distretto industriale del settore tessile, la festa del lavoro con una manifestazione nazionale che metterà al centro della riflessione il tema del lavoro e, sopratutto, della sua sicurezza. In 10 anni, sul lavoro, ci sono stati 13 mila “omicidi bianchi”. Nel 2017 i morti sul lavoro sono stati 1.029 e, nei primi 4 mesi del 2018, siamo già a quota 212.  Anche in Abruzzo abbiamo dati terrificanti: nel 2016 ci sono stati 26 morti, più che raddoppiati, purtroppo, nel 2017, con 54 vittime molte delle quali sono lavoratori extracomunitari che, anche per difficoltà di lingua, non conoscono bene le leggi pur esistenti e i loro diritti sul posto di lavoro.  Ora, se come dice l'azzeccato slogan scelto dalle confederazioni sindacali, la “Sicurezza è il cuore del lavoro”, a mio parere bisognerebbe metterlo al centro di iniziative in tutte le piazze del Paese per chiamare tutti a riflettere su una situazione non più sostenibile perché di lavoro si deve vivere, non morire.

Avendo trascorso qualche decennio alla guida dei sindacati di categoria prima e della confederazione poi, senza alcuna ombra di polemica, ma solo in termini costruttivi, posso chiedere perché a Chieti e Provincia, non siano state organizzate manifestazioni unitarie su questo tema, almeno nei Comuni dove esistono, tradizionalmente, organizzate sedi sindacali? Ma parlare di lavoro, col 32% di disoccupazione giovanile in un Paese che registra l'aumento pauroso della povertà assoluta e relativa; della non più rinviabile ripresa delle lotte per la riduzione degli orari di lavoro che da noi sono più alti di molti Paesi dell'Ue; dei salari- mediamente più bassi di diversi paesi europei-; degli infortuni e sopratutto delle morti sul lavoro a chi spetta, se non ai sindacati?

Non è necessario puntare a grandi manifestazioni di popolo con cortei e comizi.  Anche il presidio delle piazze nei principali Comuni con la diffusione dei volantini potrebbe contribuire a chiarire, sopratutto alle giovani generazioni, molti aspetti di un mondo del lavoro forse ancora poco da loro conosciuto se non negli aspetti dell'ormai tradizionale “concertone” romano. Credo, in parole povere, che bisognerebbe riprendere la cassetta degli attrezzi del nobile mestiere del sindacalista su cui sembra che si sia depositata, negli ultimi anni, troppa polvere I vuoti, in politica, vengono sempre riempiti e quindi non meravigliamoci più di tanto se poi, in questa situazione, prevalgono i venditori di fumo che promettono redditi di cittadinanza e balle simili.

Giustino Zulli

 

IL DOVERE DI ROMPERE IL SILENZIO

IL DOVERE DI ROMPERE IL SILENZIO

Chieti, 31 marzo 2018 -

di Tommaso Coletti
La sonora batosta elettorale rimediata dalle forze di centrosinistra nelle elezioni politiche del 4 marzo scorso in Italia e, in modo più eclatante in Abruzzo, induce tutti coloro che hanno a cuore le sorti delle nostre comunità, coloro che credono ancora nei valori e negli ideali della sinistra europea e che intendono l’impegno politico come servizio a favore della collettività, a fare alcune riflessioni anche in vista degli imminenti appuntamenti elettorali.

Penso sia necessario che la politica torni in mezzo alla gente, nelle sezioni di partito, nelle sedi delle associazioni, per tornare ad ascoltare i problemi della gente, ad ascoltare chi non riesce ad andare avanti, chi è disoccupato, chi ha perso il lavoro, chi studia con scarse prospettive di un lavoro nella terra dove è nato, gli anziani sempre più in difficoltà e alla ricerca di una migliore e accessibile offerta di servizi sanitari. Tornare in mezzo alla gente per comprendere il malessere vissuto dalle famiglie e, quindi, per elaborare strategie politiche ed amministrative da realizzare nelle sedi istituzionali dove il centrosinistra è ancora al governo o da proporre laddove il centrosinistra è in minoranza.

Anche il completo abbandono dei territori da parte delle istituzioni ha creato disagio, un disagio che si avverte tra i cittadini di ogni età, tra gli imprenditori e tra i professionisti. Le aree industriali degradate, le strade provinciali dissestate, i comuni che non riescono più ad erogare tutti i servizi di loro competenza, tutto questo ha contribuito ad accrescere l’esasperazione dei cittadini che nell’urna hanno fatto valere il loro più profondo dissenso.

Di fronte ad una situazione così grave è inspiegabile come sia possibile che coloro i quali, in questi ultimi anni, hanno avuto ruoli di guida decisivi sia nei partiti che nelle istituzioni pretendono ancora di continuare ad essere i protagonisti e prospettare programmi ed ogni futuro possibile, con l’intento di gestire ancora e perfino il prossimo appuntamento elettorale regionale. Un appuntamento che, al momento, si preannuncia ancor più catastrofico per questo centrosinistra.

Per queste ragioni le donne e gli uomini di buon senso, coloro che hanno a cuore i più deboli, che credono profondamente in una società più giusta ed equa, hanno il dovere di rompere il silenzio ed assumere tutte le iniziative possibili per risvegliare le coscienze, ormai assopite, dei tanti elettori di centrosinistra che, comprensibilmente, si sono lasciati ingannare da programmi e promesse non realizzate e non realizzabili.

Per quanti vorranno partecipare al dibattito dei temi politici del momento, un incontro pubblico sarà disposto a breve per delineare il percorso da seguire per giungere alle prossime elezioni regionali preparati, disponibili e sicuri.

 
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