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ANELLO ZAKOPANE KUZNICE MONTI TATRA

ANELLO ZAKOPANE KUZNICE MONTI TATRA

Altra escursione nel PARCO Nazionale dei Monti Tatra (Polonia), (TPN), è stato un anello da Zakopane (900 m) a Kuznice (1010 m). Io e la guida alpina Stanislaw Apostol, siamo partiti da Zakopane e dopo aver percorso una comoda carrareccia che ci ha portati all’ingresso del parco, (dove ho pagato pochi zloty per entrare), abbiamo percorso la Dolina Bialego (Valle del Ruscello Bianco). È vietato entrare con le biciclette, (hanno sentieri a parte), non possono entrare veicoli a motore e neanche i cani. La valle è percorsa da un torrente che ha l’acqua bianca, da qui il nome. il percorso è molto interessante sia per la natura che per la storia. La flora dei monti Tatra è abbondante con mille specie di funghi, 870 specie di licheni, l’abete bianco, il faggio, il pino, il larice, il Rovere e tanti fiori come la genziana, la silene ed un fiore che ho già menzionato, ma per la sua bellezza lo ripropongo… la Dianthus speciosus ssp. alpestris (pl. goździk okazały), della famiglia delle Caryophyllaceae. Il nome comune è GAROFANO ROSA.  Il suo habitat è nella Dolina Kondratowa. Arrivati al passo Przelecz na Patykach (1310 m), invece di proseguire per la vetta SARNIA SKALA (1377 m), abbiamo fatto il sentiero per arrivare al rifugio Gorski (1198 m) sulla radura di Kalatowki da dove si gode il monte Giewont (1895 m). Su questo percorso panoramico, sono presenti numerosi ponti e scale di legno. Si superano forre, si passa sulla cima degli alberi, con tanta sicurezza. Proseguendo, incontriamo l'eremo di San Fratello Alberto Chmielowski, con la cappella della Santa Croce, in legno. In Polonia e specialmente in montagna, è facile trovare le chiese in legno, è una devozione ed una architettura a cui i polacchi sono molto legati.

San Fratello Albert Chmielowski, monaco polacco, (Adamo il suo nome di battesimo), nacque in una nobile famiglia polacca ad Igolomia un villaggio vicino a Cracovia, il 20 agosto 1845 e morì all’età di 71 anni, il 26 dicembre del 1916 tra i poveri ed emarginati di Cracovia. Dedicò a loro tutta la sua vita, scelse la vita di povertà, dimenticando le origini aristocratiche e abbandonando i piaceri materialisti. In patria è conosciuto come “il padre dei poveri” o “il San Francesco del XX secolo”. Il rumore delle abbondanti acque purissime e limpide del torrente Brata Alberta, ci ha accompagnati sino a Kuznice. Le sue acque potabili servono per dissetare gli abitanti di Zakopane. Per concludere questa ricca giornata e prima di tornare alla mia baita in montagna, siamo stati invitati a cena da una amica di Zakopane, Eva, che abita in una delle più belle baite della città. Ha cucinato una cena tradizionale con brodo vegetale e prodotti del suo orto, con pasta fatta in casa, il gulasch, (piatto sostanzioso di origine ungherese), di cervo ed agnello. Con il sugo abbiamo condito il riso e per contorno una insalata di lattuga e ricotta di pecora. Un bicchiere di grappa, tanta calma ed amicizia.

In baita, con lo sguardo fisso sui monti, aspettando che si facesse buio, ho riflettuto sull’escursione e mi sono chiesto molti perché, senza risposta. Possibile che in Italia è difficile trovare un parco che abbia le caratteristiche dei Tatra? Si seguitano a costruire impianti a fune, c’è l’invasione dei mezzi motorizzati a due e quattro ruote, poca o nessuna manutenzione dei sentieri, segnaletica non conforme agli accordi con la Feder parchi, spazzatura di qualsiasi genere. Quante volte bisogna fermarsi per far passare le bici e le moto? A cosa serve il mio impegno per l’ambiente? Mi consolo con il primo ambientalista del pianeta… Papa Francesco, che quasi giornalmente prega umilmente i responsabili a rispettare il creato.  Anche Lui è perdente! Però la mia testardaggine di abruzzese non mi fa arrendere.

DIFFICOLTA’ E

TEMPO 4 ORE SENZA SOSTE

DISTANZA   16 KM

DISLIVELLO 480 m

 

Luciano Pellegrini 

 

STO ANDANDO A SCUOLA MA NON MI SENTO SICURO

Io faccio solo il dovere e tu?

 

 

Pescara, 8 Settembre 2017 - Par, Patto per l'Abruzzo Resiliente, a Giugno 2017 presenta all'evento Fonderia Abruzzo un report sulle scuole abruzzesi; sottopone all'attenzione del "Caucus Scuola" un progetto di adeguamento dell' edificato scolastico, con stime dei costi per abbattimenti e ricostruzioni. La situazione è preoccupante e ai tavoli di discussione si cerca di interpretare la complessità del sistema edilizia scolastica, che è carente sia nella situazione sia nelle prospettive per i prossimi 5 anni. Le soluzioni paventate dai responsabili, anche in senso legislativo, sono macchinose e burocraticamente lunghe.

 
 

Il tema , in questi giorni , è tornato caldo: le scuole sono in riapertura ; i politici ai vertici si preoccupano di moderare le proteste facendo promesse vaghe e vane, per dare un senso di vicinanza ai tantissimi genitori preoccupati. Ma concretamente, per il 2017 tutto resterà invariato. Quello che ci chiediamo , è come si possa essere così inadempienti, così a lungo. La risposta è solo una: mancanza di sensibilità, derivante da una grande lacuna culturale. Mancano conoscenza del rischio e della sua mitigazione, consapevolezza delle proprie possibilità, dimestichezza con procedure snelle, mancano obiettivi chiari e precisi. Mancano ai cittadini comuni e agli amministratori. La prevenzione viene invocata a gran voce, ma, sempre e soltanto dopo le catastrofi.

Par, il gruppo di madri che ha stabilito il patto, vuole invocarla subito. "Vogliamo preparazione, per tutti, per tutto. Non vogliamo più vedere cittadini comuni che spingono la politica affinché si allinei con gli standard di sicurezza. Sono priorità: Tutela della vita, dei diritti fondamentali allo studio, al lavoro e alla convivenza simbiotica col proprio territorio."

 

Il gruppo di cittadine fondatrici del Par chiede questo. Non permettere lo spopolamento dei nostri bellissimi borghi rendendo la vita ordinaria complicata, per mancanza di viabilità e servizi sanitari di base oltre che di scuole non a norma. Si dovrà costruire un sistema nuovo, che si sappia gestire e ricostruire da sé, in caso di catastrofi. Il progetto PAR per l'Abruzzo è di ampio respiro, parte dalle scuole e coinvolge tutte le necessità attualmente critiche che ruotano intorno a una comunità sia essa urbana che extraurbana, del fondovalle, pedemontana, montana. Pretenderlo è un dovere, di tutti noi.

 

PUNTI PRINCIPALI DEL PROGETTO PRESENTATO A FONDERIA ABRUZZO 2017:1) Divulgazione e formazione sulla conoscenza del rischio e conseguenti piani di emergenza

 

2) Superamento delle criticita' dei soggetti attuatori e ostacoli burocratici

 

3) Miglioramento e attuabilità dei piani di emergenza e/o di evacuazione obbligatori (sanzionare i soggetti attuatori inadempienti)

 

4) Riconoscimento per l'edilizia scolastica dello stato di emergenza

 

5) Sviluppo aree interne - inclusione completa, anche zona Majella

 

6) Definizione legge regionale per gestione edilizia scolastica, con obbligo di verifiche e manutenzioni biennali dei sistemi di sicurezza, strutture e impianti

 

7) Priorità alle aziende abruzzesi nella realizzazione di edifici antisismici

 

8) Valutazione singoli per accorpamenti e poli scolastici

 

9) Spinta verso scuole polifunzionali e autosufficienti dal punto di vista energetico.

 
 

Video realizzato per sensibilizzare i lettori sul tema scuole: https://www.youtube.com/watch?v=Gz7Rd5hn6XI

 

Comitato Scuole Sicure Pescara e Territorio Regionale – Presidente Marzia Foglietta

Associazione Giardini nel Cuore – Penne – Presidente Francesca Merini

Associazione Scuole Sicure Guardiagrele – Presidente Delia Garzarella

Comunità Rurale Serramonacesca – Rappresentante Paola Pomilio

 

COME SI PRODUCE IL FORMAGGIO CAPRINO E LA RICOTTA

La montagna brucia, il caldo è torrido, l’afa non dà tregua. Calpestare quel poco che resta del suolo montano, alzare gli occhi verso il cielo grigio, non di nuvole ma di fumo e respirare l’odore acre ed inconfondibile di bruciato, fa male.

Allora io ed un amico E.B. ne approfittiamo per andare a trovare la pastora Alina in Valle Giumentina e partecipare alla preparazione del formaggio caprino e della ricotta. Paolo, il marito, ha fatto l’insegnante.

Ha iniziato versando in un recipiente il latte che Alina aveva munto il mattino ed ha acceso il fornello. Alla temperatura di circa 40 gradi, ha spento il fuoco ed ha aggiunto due cucchiaini di caglio per far coagulare il latte e trasformarlo in formaggio. Quando il preparato si è coagulato, (ha la forma di una pasta gelatinosa), ha rotto la cagliata, con lo “squacciarello” un attrezzo pastorale ricavato da un ramo di ciliegio con alla base un disco di legno convesso. (Parola dialettale usata dai pastori di Roccamorice PE - N.d.R.). E’ importante la rottura della cagliata perché facilita l’espulsione del siero. Con un movimento circolare del braccio, la cagliata si rivolta, si agita e si ammassa. La parte solida Paolo lo ha sistemato negli stampi tipici forati e premendo, ha fatto uscire il liquido sieroso. Il liquido sieroso serve perché, fatto bollire sino a raggiungere la temperatura di circa 80 gradi, produce la ricotta, il cui nome deriva, infatti, dalla doppia cottura: ri-cotta. Quando in superfice si formano i “fiori”, (sono delle bolle che si aprono), la ricotta è pronta. Con una schiumarola, si raccoglie la ricotta che viene messa negli stampi. Ora bisogna pensare alla salatura del formaggio caprino. Il sale "disinfetta" il formaggio impedendo in superficie lo sviluppo di muffe anti-casearie e arresta lo sviluppo di microrganismi che ne danneggerebbero la fermentazione. Inoltre valorizza il sapore del formaggio e contribuisce alla formazione della crosta. Per la salatura a secco si procede cospargendo in più riprese sia le facce (i due piani di appoggio della forma) che lo scalzo (la parte laterale della forma) con del sale da cucina "grosso". Attenzione ad una eccessiva salatura, che oltre a portare un gusto eccessivamente salato del formaggio, ne farebbe seccare la pasta in modo scorretto.

Molto importante è la STAGIONATURA

Dopo un periodo di riposo (stufatura) il formaggio è tolto dalle forme e messo in un ambiente con temperatura costante, circa 20 gradi.

Il lavoro non è terminato…dopo aver recuperata la ricotta, il liquido che resta, serve per nutrire gli animali da cortile, (anche le pecore e capre ne sono golose) e si può preparare una colazione salutare ed energetica. E’ una ghiottoneria a costo zero. Si inumidisce il pane, si spalma un po’ di ricotta e zucchero, e… provare per credere! Inutile fare paragoni con le merendine da supermercato. È vero che chi beneficia di questa ricetta sono i figli dei pastori e gli amici, ma questa lezione la proporrò ai più giovani. Una giornata utile, indimenticabile, trascorsa in amicizia, gustando sapori ormai dimenticati e vivendo la difficile e dura vita del pastore.

Luciano Pellegrini 

 

ANNIVERSARI

ANNIVERSARI

Caramanico Terme, 6 luglio 2017 - Attorniati dai parenti e dagli amici, lo scorso mercoledì, Sabrina e Nando hanno festeggiato il significativo traguardo dei venticinque anni di matrimonio. Nell’antica e suggestiva chiesa di San Tommaso Becket, a qualche chilometro dal borgo medioevale di Caramanico, nel cuore del Parco della Maiella, la coppia, davanti al proprio parroco don Nico Santilli, ed ai sacerdoti don Angelo Polloni, don Ernesto Frani, don Paolino Sciullo, don Lucio Giacintucci, don Rocco D’Orazio e camilliano Padre Federico, alla presenza di tantissimi amici e parenti invitati, hanno rinnovato l’impegno solenne d’amore e di reciproca solidarietà.

Hanno fatto da contorno alla straordinaria cerimonia, i due speciali testimoni: Camilla e Riccardo. I due figli, che insieme ad Eugenia Casamassima formano il gruppo Echi di Luce, hanno accompagnato la funzione religiosa con le melodie proprie del gruppo musicale. Forte il richiamo a don Danilo Belotti, scomparso padre spirituale della famiglia Marinucci, forte la spiritualità dei luoghi remoti ed affascinanti, forte l’emozione di una celebrazione straordinaria in un pomeriggio di mezz’estate nel cuore di un ambiente dove natura e salute convivono in perfetta sintonia.  

Il Presidente dell’Associazione, Sen. Tommaso Coletti, gli iscritti e tutti i collaboratori del giornale online “Abruzzo Popolare” si uniscono al coro di auguri di amici e parenti per una coppia esemplare tutta dedita all’educazione dei figli, al lavoro ed all’impegno civico.

 

Premio di poesia per Gabriele di Meo

Gabriele Di Meo 83 anni, nato a Casalincontrada, nell’ adolescenza ha svolto attività lavorative in settori diversi. All’età di dieci anni, la passione per la musica ha consigliato i genitori, a fargli prendere lezioni da un insegnante di musica del luogo, Isidoro Malandra, specializzandosi nelle percussioni. Ha suonato circa sette anni con la banda di Chieti con il maestro Vagnozzi.  È emigrato in Francia lavorando in una fabbrica di ceramica. Questa esperienza è durata poco tempo.      A venti anni, rientrato al suo paese, decise di aprire un locale a Chieti, l’attuale, iniziando il lavoro di barbiere. Oltre alla musica, ha una disposizione artistica per la poesia ed il disegno. Dal 1990 partecipa a concorsi di poesia dove ha vinto numerosi premi ed ha guadagnato tanti riconoscimenti. Nel 2015 ha vinto il primo premio a Terni con la poesia NEL LENTO TEPORE. Gli è stato assegnato a Vasto CH, un riconoscimento di poeta benemerito, sino all’anno 2018.

Fra un taglio di capelli ed una barba, seguita a scrivere poesie, piene di significato.

Ecco la composizione premiata.

NEL LENTO TEPORE

Nel lento

Tepore del giorno

odo un tono di voce             

Farsi canto

E la sera è silenzio                                                                                                                  

E pace tra le ombre.    

Mia madre

China al tramonto,

cattura fasci di luce  

e grappoli di memoria.

Luciano Pellegrini

 

GITA DI PRIMAVERA

GITA DI PRIMAVERA

La gita di primavera di tre giorni è prevista nel programma del CAI della sezione Majella di Chieti. La scelta è stata l’Umbria con il tema: DALLA SOLIDARIETA’ ALLA CONOSCENZA DEL TERRITORIO. Siamo stati accompagnati dal consigliere centrale del CAI EUGENIO DI MARZIO. Il costo per il vitto, l’alloggio ed il trasporto è stato molto competitivo. Per l’albergo abbiamo preferito Monteluco, una frazione del comune di Spoleto (PG). Anche se la distanza da Chieti è circa 230 Km, il programma importante, ha consigliato di partire presto. La prima sosta al lago di Piediluco, “ai piedi del bosco sacro”. Il lago è alimentato dal fiume Velino e dal fiume Nera, è molto panoramico e immerso nel verde delle colline umbre. Originale la montagna dell’ECO per la sua forma di cono. Ce ne siamo resi conto emettendo un grido per riascoltarlo. In lontananza il monte Terminillo (2217 m) con ancora delle macchie di neve. Il giro del lago con il traghetto, quasi a contatto l’acqua, con il riflesso delle colline, delle anatre ed i pesci, ha offerto una magnifica esperienza. Proseguiamo per la CASCATA DELLE MARMORE formato dal fiume Velino che, vicino a Marmore, diventa affluente del fiume Nera. Ci siamo fermati a Terni per vedere alcuni monumenti e luoghi di interesse. Palazzo Spada sede del comune – Piazza Duomo - Piazza San Francesco con il santuario di San Francesco gestito dai salesiani, la cui congregazione fu fondata da San Giovanni Bosco. All’interno del santuario c’è una statua lignea dedicata al santo. Lo stile del santuario è romanico gotico. La facciata esterna nella parte mediana presenta un portale gotico sormontato da un piccolo rosone – Piazza Dante con una “Pressa" delle acciaierie. Dopo questa scorpacciata di cultura, c’è la voglia di arrivare a Monteluco, all’albergo.

Monteluco (804 m), è una frazione del comune di Spoleto PG. Il nome ha origine dal termine latino “lucus”, cioè Bosco Sacro, a testimonianza dell'importanza religiosa di questo luogo sin dai tempi antichi. Intorno all'anno 401, una comunità religiosa di monaci solitari provenienti dalla Siria, scelsero Monteluco per esprimere il loro eremitaggio ed alloggiando nelle tante grotte esistenti nel territorio. Molti eremiti sono diventati santi e beati. Per ricordarne alcuni, San Bernardino da Siena, Sant’Antonio di Padova, l’arcivescovo di Spoleto, Giovanni Maria Mastai, il futuro Papa Pio IX.

Anche San Francesco, si ritirò in solitudine in questo luogo e nel 1218 i monaci benedettini di San Giuliano, gli donarono la piccola cappella di Santa Caterina, all’inizio del bosco sacro, poi diventato eremo di san Francesco. Nel cortile c’è un alloggio che funge da noviziato per le persone che aspirano abbracciare la vita francescana. Fanno gli esercizi spirituali, pregano, godono del panorama, nel silenzio più assoluto. È un luogo per ritemprarsi. Anche Michelangelo si mise alla prova con questa esperienza. Dal Belvedere si ammira la Valle Spoletana, la città di Spoleto ed in lontananza, verso Nord Est, la basilica di Santa Maria degli Angeli ed Assisi.

Il fitto bosco sacro è messo in evidenza dalla presenza del leccio, una pianta sempreverde.  All’ingresso si incontra un cippo di pietra calcarea con una iscrizione risalente agli ultimi decenni del III secolo a.C. E’ un breve documento che imponeva regolamenti, per l'utilizzo dei boschi considerati sacri. A Monteluco arriva il primitivo percorso inserito nella “via Francigena di San Francesco”.

Il secondo giorno in programma c’è una escursione, accompagnati da uno staff eccezionale. PAOLO VANDONE Presidente Regionale CAI dell’Umbria – SERGIO PEZZOLA Presidente della sezione CAI di Spoleto – ARMANDO LANOCE Presidente della commissione centrale per l’escursionismo del CAI – ENZO CORI componente del Comitato Direttivo Centrale del CAI – GABRIELLA MORETTI socia del CAI di Spoleto.

Gli amici Umbri hanno scelto una escursione indicata per tutti, da Sant’Anatolia di Narco PG (315 m) a Vallo di Nera PG, (333m), in Valnerina. Il nome Anatolia, (sorgere del sole), probabilmente è stato assegnato dagli eremiti provenienti dalla Siria. La struttura di Sant’Anatolia di Narco è prevalentemente medievale, con il borgo cinto dalle mura trecentesche, dominate da due torrioni del quattrocento e dalle botteghe cinquecentesche, costruite con tanta ingegnosità. La bottega ha una porta principale collegata ad una finestra con il davanzale, dove si posava la merce da vendere.

ENZO CORI ha risposto e soddisfatto le tante domande dei soci del CAI Chieti, con entusiasmo e preparazione, sulla flora, la fauna, la storia, l’ambiente. Abbiamo incontrato sul sentiero ben manutentato e segnalato, gli eremi abbandonati, vasti prati con i ciclamini, boschi di querce e di pino d'Aleppo, molto diffuso in Siria (da cui il nome Aleppo). Purtroppo la città è martoriata dalle guerre e dal sacrilegio dei beni archeologici. Arriviamo a Vallo di Nera, il borgo è custodito da una intatta cinta muraria e dalla torre. Le abitazioni del borgo ed i porticati di collegamento, sono realizzati in pietra, mentre le ripide vie in ciottolato, per questa caratteristica, Vallo di Nera lo chiamerei il” borgo di pietra”. Purtroppo non è stato possibile visitare le chiese perché non sicure per il terremoto. Le abbiamo viste dall’esterno. La chiesa di San Rocco, il lavatoio, la chiesa di San Giovanni, la Chiesa di Santa Maria Assunta. Queste due chiese hanno la facciata in stile romanico spoletino, si differenziano per il campanile e per il portale di ingresso, che nella Chiesa di Santa Maria Assunta è ogivale. Tornati a Sant’Anatolia, abbiamo ringraziato e salutato gli amici Umbri con un… “a buon rendere in Abruzzo”. Prima di tornare in albergo abbiamo visitato un altro borgo medioevale, SCHEGGINO PG anch’esso protetto dalle mura, con le strette viuzze attraversate dagli archi in pietra.  Abbiamo visitato la chiesa di San Nicola con le sue preziose tele. Giornata intensa sia culturalmente, sia sull’ambiente che per il territorio. Tornati in albergo, aspettando la cena, ho voluto ancora immergermi nel silenzio del bosco sacro, dove ho conosciuto dei giovani che trascorrevano alcuni giorni nella preghiera e meditazione, avendo come alleati l’immensità del creato. Dopo cena, anche se la temperatura esterna era freddina, sono uscito ed il cielo stellato mi ha bloccato nel contemplare i pianeti, le costellazioni, le luci intermittenti delle stelle, il tutto nel silenzio più assoluto.

Il terzo giorno era in programma la visita a Norcia, sconsigliata per le strade ancora impraticabili a causa terremoto. La scelta è SPELLO , cinta dalle Mura Romane. È una città d’arte e con i tanti addobbi floreali, è uno dei borghi più belli in Italia. Abbiamo attraversato le tre porte: la Porta Urbica la Porta Consolare, del I sec. a. Cristo. e la Porta Venere, con le due belle torri a base dodecagonale, (le Torri di Properzio).

La visita alla collegiata di Santa Maria Maggiore con la famosa Cappella Baglioni, il pavimento maiolicato di Deruta e gli affreschi del Pinturicchio, che sono considerati la sua migliore produzione. La chiesa di S. Lorenzo che presenta una facciata veramente suggestiva, con gli elementi decorativi del VIII secolo, la loggia del XII secolo, i rosoni del XVI secolo. Ciò a dimostrare che le numerosissime vicende storiche che hanno interessato la chiesa ed il suo convento si sono inevitabilmente ripercosse anche sull'intera architettura del manufatto, che ancora oggi mostra aspetti non del tutto chiari e di difficile lettura sia sul piano storico che su quello artistico.

Il borgo invoglia a restare, ma vogliamo visitare le FONTI DEL CLITUNNO.  Le acque sorgive sotterranee, che fuoriescono da fenditure rocciose, alimentano un laghetto artificiale delimitato da un parco, costruito nel 1852.  L’acqua limpida, assume una varietà attraente di sfumature di colori. Giosuè Carducci, conquistato dalla bellezza di queste fonti, dedicò a questo luogo tranquillo, una delle sue Odi Barbare, intitolata “Alle Fonti del Clitunno”. Una stele all’interno del parco, commemora la sua visita.

Bisogna tornare a Monteluco per pranzare, caricare le valige sull’autobus e far ritorno a Chieti. L’albergo Ferretti è gestito con professione ed amore dai proprietari, Massimo Ferretti con sua moglie Lorella. E’ posizionato in un luogo meraviglioso, suggestivo e incantato, immerso nella pace di un bosco splendido, arricchito di percorsi pedonali suggestivi, meta di pellegrinaggi e nel quale si respira un'aria mistica. Lo chef Massimo Ferretti, (appassionato di moto d’epoca), con un pizzico di creatività, arricchisce i piatti che cucina, con ingredienti sani. Per non dar fastidio all’ambiente dove lavora, la sala da pranzo è illuminata con una luce fioca. Il personale a servizio parla con voce bassa, per non sfatare questo ambiente ovattato. C’è molta educazione e la cucina è semplice e genuina. 

Un arrivederci a questa regione dove abbiamo voluto manifestare la nostra vicinanza solidale ed un grazie agli amici del CAI Umbro per la loro amicizia e per averci accompagnato alla conoscenza di questo immenso e verde territori

Luciano Pellegrini 

 

Il cane è il miglior amico dell'uomo?

Il cane è il miglior amico dell’uomo? Oggi la risposta è NI per colpa dei loro padroni incivili.

Il cane preferisce fare i suoi bisogni all’aperto, ma l’ordinanza del 6 agosto 2013 del MINISTERO DELLA SALUTE, modificata nel 2015 e riproposta nel 2016, obbliga chiunque conduca il cane in ambito urbano a raccoglierne le feci ed avere con se’ strumenti idonei alla raccolta delle stesse È comunque obbligo del proprietario del cane (o di colui che l'abbia anche temporaneamente in custodia) accompagnare l'animale in aree pubbliche, con il guinzaglio (non superiore ad un metro di lunghezza) e museruola alla mano. La dotazione deve contenere anche la bottiglietta d'acqua per lavare le deiezioni dei cani, sia solide che liquide. È un atto dovuto non solo nei confronti della società, ma anche degli stessi animali, perché è un modo per far sì che non vengano colpevolizzati al posto dei loro accompagnatori. La presenza delle deiezioni canine sul suolo pubblico, sta creando preoccupazione ai cittadini che frequentano le piazze e le strade principali delle città. In molte città si sta provvedendo ad organizzare delle squadre per raggiungere un dato obiettivo… monitorare i proprietari dei cani che non puliscono il suolo. Le feci oltre a rappresentare un problema di natura estetica, costituiscono anche un potenziale pericolo per gli esseri umani, per le aiuole e per gli animali stessi, in quanto contengono azoto. I comuni sono obbligati a sistemare degli appositi contenitori per la raccolta delle feci del cane, perché in assenza di questi contenitori, spesso ci si pone il problema per come smaltirli. La soluzione migliore è quella di riporre gli escrementi in un sacchetto biodegradabile e gettarlo nei rifiuti dell'organico. I componenti del sacchetto bio sono infatti in grado di modificare la composizione della pupù rendendola riciclabile nei rifiuti urbani.

ATTENZIONE… Non solo la popò ma anche la pipì deve essere trattata. Le deiezioni liquide dei cani infatti imbrattano non solo vasi privati e fioriere comunali, ma anche i marciapiedi ed i muri dei palazzi. I gestori dei negozi ne sanno qualcosa perché sono obbligati a lavare continuamente con acqua e candeggina i muri esterni dei propri esercizi commerciali per eliminare le macchie ed i cattivi odori causati dall'urina dei cani.

La parola d'ordine deve essere “PULISCI DOVE IL TUO CANE SPORCA – RISPETTA LA TUA CITTA’”.  È assolutamente necessario lasciare puliti i luoghi pubblici per evitare pessimi odori, germi per le malattie e la salvaguardia di suole e scarpe del prossimo. 

Una soluzione sarebbe quella che le amministrazioni comunali dovrebbero trovare nelle città “un’area di sgambamento” per i cani, ma dove è stata realizzata, pare non è bene accettata, spesso perché l’area viene lasciata senza manutenzione dal Comune.

Si arriverà a trovare la coabitazione fra cani e uomo rispettandosi? Tutto dipende dai padroni.

 

Alcune idee:

 

  • mettere sui marciapiedi e negli spazi verdi, segnali stradali a forte impatto visivo, (divieto di pupù e pipì), per i padroni incivili dei cani
  • installare telecamere per incoraggiare le amministrazioni a prendere decisioni.
  • vigilare con volontari e corpi di polizia, chi porta a spasso il proprio cane e viene trovato privo di paletta, bottiglia e guanti, per la raccolta degli escrementi
  • elevare multe

Luciano Pellegrini 

 

Renzi scisso o non scisso? Dimesso

Contro Renzi, il fiorentino,

ecco Orlando, il paladino,

e nel segno di …Gabbani

se ne frega di Bersani.

Nel Pidi più frammentario,

si dimette il segretario

poi per colmo di delizia,

il ministro alla giustizia

con un bel nome ariostesco

viene fuori fresco fresco

ed annuncia alla platea:

“Convochiamo l’assemblea”.

Alleato con Bersani

vuol sconfiggere i renziani’
Il D’Alema scissionista

si riscopre…comunista,

ci ripensa e resta in sella

con la compagnia bella.

E la legge elettorale?

Non è certo più essenziale,

Renzi avanti va spedito

per riprendersi il partito,

mentre lascia a Gentiloni

le più urgenti soluzioni.

I rapporti con Bruxelle(s)

sono sempre a fior di pelle

ci si affida alla speranza

che Matteo guidi la danza

e rimandi le elezioni

a più facili occasioni

e rimandi anche il congresso

per non esser fatto fesso,

In agguato c’è Emiliano,

Pisapia spunta a Milano,

lo spallino Franceschini

manda foto al buon Orfini,

e lo smilzo buon Fassino

frena tutti da Torino,

dove Renzi va al Lingotto

per rifare sotto sotto

il programma elettorale

per la fase congressuale:

ripartire vuole da zero

con un piano che sia vero:

promesse non mantenute

non fan bene alla salute,

chi politica vuol fare

e al potere vuol restare,

deve sempre con i fatti,

lasciar tutti stupefatti.

Nell’Italia, che a sorpresa,

mostra segni di “ripresa”,

senza nuova occupazione

resta al palo la nazione

e la nostra economia

se ne muore e così sia;

e non ha significato

il dibattito avviato

da tre anni o giù di lì

per cambiare anche il Pidi.

Dopo tanta discussione

si è conclusa la riunione

che là a Roma si è tenuta

la scission non è venuta

dai giornal pronosticata

e forse pure  auspicata

Matteo Renzi si è dimesso

preparandosi al Congresso

le scission tanto annunciate

saran forse fatte a… rate!

Gli italiani, brava gente,

sono stanchi del presente

che per nulla appar cambiato

nei confronti del passato,

vogliono essere sicuri

di migliori anni futuri.

Ci sia questo, ci sia quello,

che non sia Re Travicello

dal buon Giusti un dì cantato

che alle rane fu mandato. 

                   (Mario D’Alessandro)

Febbraio 2017

 

IL BOLLETTINO VALANGHE NON OSSERVATO

Il clima ormai è caotico, si passa in poche ore dal gelo al caldo, dal sole alla pioggia, al vento. Esattamente una settimana fa alla Valle Del Voltigno (1400m), nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, c’erano due metri di neve e la strada per arrivare alle piste battute era chiusa.  Domenica 5 febbraio la strada era pulita, ma la neve si era ridotta ad un metro circa di altezza. La conferma dai torrenti di acqua che hanno invaso la strada E le copiose cascate. Con la temperatura alta, complice il vento, la neve si scioglie 24 ore al giorno e se non cambia nulla, a fine settimana, la neve sarà un ricordo. La giornata non era consigliabile per andare in montagna, per le nuvole, il forte vento caldo, la nebbia fitta oltre i 1500 metri di altezza ed una leggera pioggia. Però il lato positivo è che la pista era battuta, anche con la neve molliccia, ma ugualmente bella. Ho contato al mio arrivo circa 60 vetture, ciò nonostante ho incontrato poche persone. Questo è il bello di questo posto. La valle è sempre attraente. Il lago sfondo ghiacciato, il rifugio del CAI di Penne PE, l’ambiente ovattato, i chilometri di pista battuta.Sono venuto a conoscenza che alcune persone avrebbero scelto di salire, con questa situazione meteo quasi proibitiva, sul monte Cappucciata (1801 m). Forse si fanno queste scelte per spacconeria, per imprudenza, anche se gli organi di informazione forniscono in tutte le ore, il bollettino valanghe, che segnalava per questa giornata, il pericolo tre su tutti i versanti a partire da quota 1500 metri. Le norme di comportamento raccomandavano di non fare i fuori pista e non scegliere percorsi in traverso. Purtroppo queste informazioni vengono sottovalutate. Da pochi mesi la regione Abruzzo ha approvato la legge che, il soccorso alpino per recuperare le persone imprudenti, è a pagamento. Speriamo che le persone, prima di avventurarsi in possibili attività pericolose, considerino il pericolo.Tornando a casa ho riflettuto vedendo tante vetture ferme ad ogni ristorante. Pur essendoci in Italia disoccupazione, cassa integrazione, deficit pubblico, fabbriche che giornalmente chiudono, i ristoranti sono tutti pieni. Mi vergogno a descrivere il mio piccolo panino che ho consumato in piedi, in fretta e solitario, riparato dagli alberi per proteggermi dal vento. Sono i paradossi della insoddisfazione umana.

Lunghezza: 11 Km

Dislivello: 300 m

Tempo: 4 h

Difficoltà: EAI (escursionistico in ambiente innevato)


Luciano Pellegrini 

 

Abruzzo: più nero di così…si muore!

Quest’Abruzzo disastrato,

dai cronisti flagellato,

con notizie a sensazione,

scarsi pur di…professione,

sta per esser cancellato

dal… futuro e dal… passato,

perché, come sempre fu

tanta neve qui vien giù.

Nei paesi spopolati

ci si sente abbandonati,

a promettere son tanti

ma poi mancano i…contanti;

si raccolgono le offerte,

ma non sono mai certe,

e si scopre, là per là,

che un intoppo già ci sta

e non trovano la via

per fatal…burocrazia!

Quel che scrive il “Barbanera”

quasi sempre poi si avvera;

quando fa le previsioni,

ci son scarse imprecisioni:

“A Gennaio, state pronti,

che c’è neve sopra i monti”.

E non sbaglia quasi mai!

Chi ci… crede non ha guai,

perché in tempo si prepara,

pur di vincere la gara

contro grandi nevicate

che da sempre si son state.

Chi non ha gli spazzaneve

acquistarli allora deve,

se son poi quelli a turbina

scampa certo a ogni rovina:

preparar sale abbondante,

contro il gelo il più importante,

fare le manutenzioni,

sulle elettrificazioni;

piante e alberi controllare,

perché possono crollare;

controllare i cornicioni

contro i rischi dei pedoni;

e fornire anche le pale,

per i vicoli e le scale,

così ogni buon cittadino

dà una mano col vicino.

Stimolare tuttavia

chi fornisce l’energia,

evitando la sorpresa

che per giorni sia sospesa:

senza la manutenzione,

ci son guasti a profusione

e non vale poi strillare

se al buio ti fan restare,

con la scusa dei rimborsi

dopo anni ahimè…trascorsi.

Terremoti, le slavine,

sono fonti di rovine:

con perfette costruzioni,

senza imbrogli e corruzioni,

si potrebbero evitare,

tanti morti e…tante bare!

Il duemila e diciassette

nen se sa coma se mette,

perciò diamoci da fare

per poter guai evitare,

perché i lutti sono tanti

ogni ora più sconcertanti.

Chi ci guida e ci governa

e promesse ognor squaderna

pensi ora a rimediare

ed a darsi più da fare :

le valanghe o le slavine

non son d’origini divine!

E se proprio far si deve,

rivendiamoci la neve

Son milion di tonnellate,

facciam euro a…palate!

                   Mario D’Alessandro

Gennaio 2017

 
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