Riceviamo e pubblichiamo:
Quest’anno, per la prima volta da quando insegno, ho deciso di parlare ai miei studenti del 9 ottobre 1982.
Mentre scrivevo alla lavagna la data del giorno, come si fa ogni mattina, pensavo al fatto che l’11 settembre era stato ovvio fare un riferimento all’attentato alle Torri gemelle di New York, gli stessi alunni avevano spontaneamente proposto l’argomento chiedendo spiegazioni su chi fosse Osama Bin Laden. Lo stesso avviene ogni 23 maggio, in occasione della strage di Capaci, in cui fu ucciso da Cosa Nostra il giudice Giovanni Falcone, insieme alla moglie e agli uomini della scorta. E allora perché non ricordare anche il piccolo Stefano Gaj Taché e tutti i feriti di quel terribile attentato al Tempio maggiore di Roma di 44 anni fa?
Il 9 ottobre non può continuare ad essere un giorno di memoria solo per la comunità ebraica. Furono colpiti cittadini ebrei italiani, in un giorno di festa, davanti a un luogo di preghiera, da un commando terrorista palestinese, con complicità ancora in parte da chiarire.
Nessuno dei miei alunni conosceva il nome del piccolo Stefano. La notizia della sua morte, a soli due anni, mentre usciva dal Tempio insieme alla mamma e al fratello maggiore, anch’egli ferito dallo scoppio di alcune bombe, li ha colpiti molto.
Non è stato facile spiegare le ragioni dell’attentato. Inutile addentrarsi in complicate questioni geopolitiche che in quarta elementare risulterebbero ovviamente incomprensibili. Mi sono limitata a spiegare che coloro che vengono educati nell’odio rischiano, da adulti, di commettere atti criminali contro singole persone o gruppi umani; è il problema del razzismo, di cui si parla spesso a scuola, e dell’antisemitismo, che si affronta, purtroppo, solo in occasione del giorno della memoria, il 27 gennaio, in maniera troppo superficiale.
Sabina Zenobi
NES Noi Ebrei Socialisti






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