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Calcio in lutto: è morto il marsicano Angelo Pierleoni, ha giocato anche in serie A con l’Ascoli, Brescia e Cesena. Martedì il funerale a Fermo

 Il mondo del calcio abruzzese piange la morte prematura di Angelo Pierleoni, 64 anni a dicembre, centrocampista offensivo di un calcio che non c’è più. Anni Ottanta e Novanta. Ha cominciato a tirare i primi calci al pallone nella sua Celano, da lì a Teramo per poi spiccare il volo verso il grande calcio. Fino alla serie A giocata con la maglia dell’Ascoli.
La storia calcistica nasce nella sua Celano. Con i fratelli Sandro e Luigi. Giocavano in un campetto dietro la chiesa del Sacro cuore. Il primo allenatore di Angelo Pierleoni è stato Abramo Frigioni. Aveva 12-13 anni ed era una promessa. In una rappresentativa provinciale lo videro i dirigenti del Teramo e lo vollero, pagandolo 5 milioni di lire. Aveva 15 anni. A 16 anni e mezzo l’esordio in serie C col Teramo. Dopo una parentesi a Benevento, dove giocò un brutto scherzo la nostalgia, arrivò a Messina, in serie B. Il primo anno con Scoglio in panchina, il secondo con Zeman. Col tecnico boemo 11 gol. Accanto a lui Totò Schillaci, che in quella stagione realizzò 23 reti. L’anno dopo lui andò alla Juve, Pierleoni al Brescia, in A. Ma non fu un’esperienza fortunata. Rimase tre mesi, a causa dei dissapori con l’allenatore Varrella. Passò al Cesena di Marcello Lippi, sempre in serie A. Aveva 27 anni e alla partita d’esordio, contro l’Ascoli, realizzò il primo gol nell’olimpo del calcio italiano. Cross di Turchetta e di testa, quasi in tuffo, Pierleoni fece gol . Lo volle Costantino Rozzi, presidente dell’Ascoli. E quindi la serie A, quella di Baggio, Maradona, Matthaus, Gullit e Van Basten. A Padova incrociò un giovane Del Piero. Ma c’è un aneddoto che spesso Pierleoni raccontava, la trattativa con Rozzi. «Mi invitò a pranzo. Non riuscivamo a trovare un accordo sulla cifra e a un certo punto mi alzai per andarmene. Rozzi si alzò a sua volta e con la bocca piena, mentre masticava un carciofino, mi disse: ti do 320 milioni tondi tondi, ma tu e Nedo Sonetti (l’allenatore) dovete farmi vincere il campionato. Se non lo fate vi butto dal terzo piano. Quell’anno vincemmo con 52 punti e andammo in A”. Ha vinto un campionato di C2 ad Avezzano sotto la gestione di Mauro Gentile. E poi Celano. Giocatore e uomo di personalità. Con una peculiarità i viaggi in aereo, li detestava. A Messina prendeva sempre l’aereo, ma una volta, prima di un atterraggio a Fontanarossa, si accesero luci rosse e gli allarmi. Era un tipo ansioso e da allora… Solo Lippi, una volta, lo convinse a prendere un volo per Cagliari dopo avergli dato una pasticca per farlo addormentare. Con l’Avezzano, nella trasferta di Catania, dovettero accompagnarlo in macchina. I dirigenti erano preoccupatissimi: con tutti questi chilometri come farà a giocare? E lui: “Lasciatemi tranquillo, risposi. Portatemi lì e prometto che faccio due gol. Vincemmo 2-1. Con una mia doppietta».

Angelo Pierleoni è morto a Fermo, nelle Marche, dove ha vissuto l’ultima parte della vita. Lascia i figli Jacopo, Alessandro e Marilena. Il funerale si svolgerà martedì 20 ottobre nella chiesa di Santa Caterina, a Fermo alle ore 15,30. La salma è esposta nella casa funeraria Cifani, in via Cattaneo. A Celano è in programma una messa in suffragio sabato 24 ottobre alle ore 17,30 nella parrocchia del Sacro Cuore.